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Giulio

Giulio

Martedì, 02 Dicembre 2014 00:00

Chiusura percutanea dell' auricola

 

La fibrillazione atriale è l’aritmia più comune osservata nella pratica clinica e rappresenta un  importante e riconosciuto fattore di rischio di stroke cardioembolico. I pazienti con fibrillazione atriale hanno un rischio 5 volte più alto di stroke: più del 87% degli stroke sono tromboembolici.

Ne consegue che la prevenzione di complicanze tromboemboliche (specialmente lo stroke) è uno degli scopi principali del trattamento della fibrillazione atriale.

Attualmente il trattamento più efficace per la prevenzione dello stroke è la anticoagulazione a lungo termine. Sebbene sia provata la sua efficacia, tale terapia, è associata al rischio di effetti collaterali, il più importante dei quali è sicuramente l’emorragia cerebrale e/o gastrica.

Nei pazienti affetti da fibrillazione atriale, più del 90% dei trombi atriali originano nell’auricola sinistra. Pertanto, l’occlusione dell’auricola sinistra, potrebbe ridurre il rischio di stroke in assenza di terapia anticoagulante nonostante la presenza di fibrillazione atriale intermittente o permanente. Studi preliminari sull’uso di tali dispositivi per il trattamento preventivo delle tromboembolie celebrali in pazienti con fibrillazione atriale hanno riportato risultati molto incoraggianti sia in termini di sicurezza che di efficacia. Attualmente la chiusura percutanea dell’auricola sinistra è indicata in pazienti con fibrillazione atriale permanente, alto rischio di stroke e con controindicazione all’anticoagulante, alto rischio di sanguinamento, difficoltà a mantenere il valore di INR nei limiti terapeutici .

Il dispositivo utilizzato per la chiusura percutanea dell’auricola sinistra si inserisce attraverso una vena della gamba (procedura percutanea), viene portato in atrio sinistro attraverso la creazione di un piccolo buchino (puntura transettale) e quindi si posiziona come un come un ombrellino all’imbocco dell’auricola sinistra occludendola completamente.

 

Domenica, 30 Novembre 2014 00:00

Vivere in fibrillazione cronica

Ebbene sì, non spaventatevi , si può vivere in condizioni croniche senza pericoli e disturbi.

 

Vi porterò ad esempio la mia esperienza personale:

Nel '98 avevo 18 anni e subii un intervento di sostituzione valvolare mitralico , come conseguenza quasi naturale nel '99 incominciò l'incubo della fibrillazione...

Episodi rari, ogni 6 mesi... Questi episodi si intensificarono sono a quando, nel 2012 la mia condizione si stabilizzo` in cronica...

Credetemi sono rinato!!! Sia fisicamente che mentalmente, avete a disposizione ad oggi i nuovi anticoagulanti che vi sottraggono dai controlli, non vi ascoltate più come prima ogni 3 minuti e cosa importante i parametri del mio cuore sono migliorati!!! 

 

C'è stato un contro, trovare la terapia giusta per la mia condizione...

 

Sono a disposizione nel forum per domande e dubbi su questa problematica.

 

In fede Giulio Giliberti